La carne coltivata non è un farmaco: la scienza risponde a Coldiretti

La vicenda che ha visto Coldiretti chiedere una regolamentazione della carne coltivata simile a quella dei farmaci ha sollevato un ampio dibattito. La comunità scientifica indipendente ha prontamente replicato, contestando la validità di tale paragone e ribadendo la specificità dei protocolli di valutazione per gli alimenti, che, a loro dire, sono addirittura più stringenti rispetto a quelli farmaceutici in termini di assenza di rischi.

Il dibattito tra agricoltori e scienziati sulla carne coltivata

La Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, in occasione di una protesta tenutasi a Parma di fronte alla sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), ha sollevato una questione significativa: la richiesta di sottoporre la carne coltivata a procedure di autorizzazione paragonabili a quelle dei medicinali. Questa istanza, che mirava a garantire la tutela della salute pubblica, ha generato una forte reazione da parte del mondo accademico e della ricerca. Coldiretti ha invocato la necessità di studi clinici e preclinici approfonditi, argomentando che i cibi cellulari e i prodotti derivati dalla fermentazione di precisione dovrebbero essere valutati con il medesimo rigore applicato ai farmaci, in considerazione della loro innovatività e del potenziale impatto sulla salute dei consumatori. L'organizzazione ha espresso il desiderio di proteggere le generazioni future da alimenti ultraprocessati e prodotti in laboratorio, sostenendo che le nuove linee guida dell'EFSA, in vigore dal 1° febbraio 2025, non fossero sufficientemente severe. La richiesta è stata formulata nel contesto di una più ampia battaglia per la difesa della produzione agroalimentare tradizionale e contro l'introduzione di etichette allarmistiche su prodotti come il vino, considerato pilastro della Dieta Mediterranea. L'EFSA, pur accogliendo i rappresentanti di Coldiretti e riconoscendo l'importanza della chiarezza, ha ribadito il proprio impegno ad applicare i più elevati standard scientifici nella valutazione della sicurezza dei nuovi alimenti, inclusi quelli già presenti sul mercato prima della data indicata.

La risposta degli scienziati non si è fatta attendere. Un gruppo di sedici esperti, guidato da Alessandro Bertero, professore associato dell'Università di Torino, ha duramente criticato la posizione di Coldiretti. Essi hanno definito la proposta di equiparare la carne coltivata ai farmaci un tentativo preoccupante di delegittimare il lavoro della comunità scientifica e il solido quadro normativo europeo in materia di nuovi alimenti. Gli scienziati hanno sottolineato l'indipendenza e la rigorosità dell'EFSA e hanno contestato la base scientifica della richiesta di studi clinici e preclinici per la carne coltivata. Hanno chiarito che i processi di approvazione per farmaci e alimenti sono distinti proprio perché rispondono a esigenze intrinsecamente diverse; in particolare, le normative alimentari sono improntate a un livello di sicurezza che non ammette rischi per la salute, a differenza di quanto accade per i farmaci che possono essere autorizzati anche in presenza di effetti collaterali noti. Gli esperti hanno infine espresso il desiderio di contribuire al dibattito nazionale, chiedendo un confronto con i Ministeri competenti per assicurare che le decisioni in materia di sicurezza alimentare siano sempre fondate sulle più solide evidenze scientifiche disponibili, a tutela della popolazione e nel rispetto del lavoro di ricerca.

Standard di sicurezza alimentare: la visione scientifica

Gli esperti scientifici hanno enfatizzato l'importanza di distinguere nettamente i percorsi di approvazione per i prodotti farmaceutici e quelli alimentari, evidenziando come quest'ultimi siano soggetti a un regime di controllo ancora più rigoroso in termini di prevenzione dei rischi. Questa posizione scaturisce dalla convinzione che qualsiasi alimento immesso sul mercato debba essere completamente privo di potenziali effetti nocivi per la salute umana, un criterio che non sempre si applica ai farmaci, per i quali possono essere accettati effetti collaterali noti a fronte di benefici terapeutici. La manifestazione di Coldiretti, che ha suggerito un'omologazione dei protocolli di valutazione, è stata interpretata come un tentativo di ignorare le consolidate procedure e la ricerca condotta dalla comunità scientifica europea. L'EFSA, come ente tecnico indipendente, già si avvale di metodologie e standard elevati per la verifica dei nuovi alimenti, garantendo la sicurezza dei consumatori attraverso un approccio basato esclusivamente su solide prove scientifiche. La richiesta di ulteriori studi, tipici del settore farmaceutico, è stata ritenuta infondata e potenzialmente fuorviante rispetto alla realtà normativa e scientifica.

La comunità accademica, rappresentata da illustri docenti e ricercatori, ha fermamente respinto l'idea che la carne coltivata debba essere regolamentata come un farmaco, mettendo in luce l'assenza di un fondamento scientifico a supporto di tale proposta. Hanno chiarito che la legislazione europea sui nuovi alimenti è già tra le più stringenti a livello globale, richiedendo una verifica scrupolosa di ogni aspetto legato alla sicurezza prima che un prodotto possa essere autorizzato. Gli scienziati hanno ribadito che, mentre un farmaco può essere approvato nonostante la presenza di effetti collaterali conosciuti, a patto che i benefici superino i rischi, per gli alimenti vige il principio della totale assenza di pericoli per la salute. Questo distingue radicalmente i due ambiti e rende inapplicabile il parallelo proposto da Coldiretti. La dichiarazione congiunta dei sedici scienziati mira a proteggere l'integrità del processo scientifico e del quadro normativo esistente, promuovendo un dibattito basato su fatti e dati concreti, e invitando le istituzioni a collaborare per garantire decisioni informate e a tutela della collettività, senza cedere a pressioni che possano distorcere la percezione pubblica sulla sicurezza alimentare.